Due.

Luci ed ombre dell'et feudale.


8. I fondamenti del sistema feudale.

   Da: G. Luzzatto, Breve storia economica dell'Italia comunale,
Einaudi, Torino, 1958

 La complessa e lunga formazione del sistema feudale, nei suoi
elementi tipici (beneficio, vassallaggio, immunit), viene qui
tratteggiata  dallo storico dell'economia Gino Luzzatto, che
analizza anche i caratteri dell'economia feudale, basata sulle
grandi propriet laiche ed ecclesiastiche.


 Il sistema feudale

   Le nuove invasioni e le continue incursioni, che minacciano da
tutti i lati la tranquillit del ricostituito Impero d'Occidente,
determinano un acceleramento del processo, da lungo tempo
iniziato, per cui il sistema feudale trionfa nella maggior parte
dei paesi che lo costituiscono. Il processo, per cui si arriva a
questo trionfo,  la risultante di due movimenti: dal basso e
dall'alto. Il movimento dal basso  comune a tutti quei paesi e a
tutti quei periodi storici, nei quali lo Stato non ha l'autorit
sufficiente per garantire la sicurezza e la giustizia a tutti i
suoi sudditi. In questi casi, come si era gi potuto vedere nel
terzo secolo durante l'anarchia militare o pi tardi nei periodi
peggiori delle invasioni barbariche, un numero considerevole di
piccoli e medi proprietari, che non si sentivano protetti dallo
Stato e si vedevano esposti alle violenze dei barbari, alle rapine
dei banditi, agli abusi di potere dei pubblici ufficiali, alle
violenze dei vicini pi forti, cercavano il solo rifugio possibile
nella protezione di uno di questi potenti, al quale si
sottoponevano (commendatio), accettando di scadere da liberi
proprietari in semplici possessori legati da un vincolo di
dipendenza verso il loro nuovo dominus (signore). Si tratta
ancora, formalmente, di un semplice rapporto privato,
contrattuale, ma che determina un continuo e forte aumento delle
grandi propriet, laiche e soprattutto ecclesiastiche,
trasformandole in vere signorie entro le quali il proprietario
esercita di fatto, se non ancora di diritto, funzioni sovrane non
solo sui suoi coltivatori dipendenti ma anche su molti uomini
liberi, che gli si sono accommendati.
   Il movimento dall'alto, determinato anch'esso dalla debolezza
del potere statale e dal carattere ancora prevalentemente
patrimoniale della sua finanza, si inizia in Francia negli ultimi
anni della dinastia merovingia e raggiunge la sua massima
diffusione sotto i successori di Carlo Magno. Come unico mezzo per
ricompensare i servigi e assicurarsi la collaborazione
specialmente militare degli uomini del loro seguito, i sovrani
devono concedere loro in beneficio o feudo una parte delle loro
terre, ottenendone in compenso un giuramento di fedelt (omaggio),
per cui i beneficati s'impegnano a restare loro dipendenti
(homines o vassalli).
   Beneficio e vassallaggio costituiscono i due elementi
fondamentali e reciprocamente complementari di quello che fu detto
il sistema feudale. Ma alla sua volta il sistema si articola in
una serie di subconcessioni, per cui il beneficato principale
(feudatario in capite, detto appunto in Lombardia capitaneus o
cattanus) si circonda alla sua volta di un gruppo di vassalli ai
quali assegna, in forma temporanea o vitalizia, una parte delle
terre ch'egli ha ottenuto dal sovrano, in modo da formare una vera
gerarchia, per cui dal sovrano attraverso i maggiori feudatari si
scende per gradi ai vassalli pi umili.
   I benefici, concessi direttamente dal sovrano, che in origine
erano temporanei, per lo pi vitalizi, e revocabili, diventano
ereditari col Capitolare di Kiersy (877), che equivale a una vera
capitolazione della monarchia di fronte ai maggiori feudatari
trasformati ormai, con l'ereditariet dei loro possessi, in
piccoli sovrani quasi del tutto indipendenti, mentre essi di
fronte ai loro vassalli riescono a mantenere, fino al principio
dell'XI secolo, il principio della temporaneit e revocabilit
della concessione beneficiaria, e conservano in ci un'arma
poderosa per assicurarsene la sottomissione.
   Il sistema feudale assume cos un significato politico-sociale
per cui lo Stato perde ogni carattere unitario; il sovrano pu
contare soltanto sulle entrate che gli provengono dal suo
patrimonio e sugli uomini che vivono sopra di questo; per tutto il
resto nel campo finanziario, militare e di politica estera, la sua
libert di azione era limitata, e spesso paralizzata, dalla
necessit di ottenere il consenso dei maggiori feudatari. Questa
disintegrazione dello Stato era aggravata dalla trasformazione
delle pi alte magistrature (conti, visconti, margravi), che
rappresentano lo Stato nelle varie regioni, in feudi ereditari, e
anche pi dalla concessione delle immunit, che si incontrano
assai frequenti dopo la seconda met del nono secolo. Esse hanno
dapprincipio, come dice il nome, un carattere negativo, in quanto
per esse il concessionario era dichiarato immune dalla prestazione
di determinati tributi e servizi, e dalla sottomissione, per certe
controversie giuridiche, alle magistrature statali;
successivamente per esse assumono un carattere positivo, in
quanto si riconosce all'immunitario il diritto di esigere quei
tributi e servizi, e di esercitare una limitata giurisdizione su
tutti i dipendenti del suo feudo.
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 Rapporti fra sistema feudale e organizzazione economica

   Il sistema, che in tal modo si afferma sotto gli ultimi
Carolingi nell'Italia longobarda e che vi dura fino al completo
trionfo del comune cittadino alla fine del dodicesimo secolo, ha
indubbiamente un carattere politico-sociale, in quanto esso  la
conseguenza e la pi evidente manifestazione della disintegrazione
dello Stato e della sua inevitabile abdicazione ai poteri locali,
ma non presenta invece caratteri economici tali da differenziarlo
dal sistema predominante nella et che lo ha immediatamente
preceduto. Quella che spesso viene indicata col nome di economia
feudale non  in realt che l'economia delle grandi propriet
fondiarie, nelle forme stesse in cui essa si era andata
sviluppando nei secoli della decadenza dell'Impero romano e in
quelli delle invasioni barbariche. Alcuni degli istituti che
contribuiscono a dar vita al sistema feudale, in particolare le
commendationes, di quei proprietari che sentendosi indifesi cedono
le loro terre a un signore pi potente per assicurarsi il
godimento delle terre stesse sotto la sua protezione, e le
concessioni da parte del sovrano o di un signore di parte delle
sue terre in beneficio, per compensare i servizi, soprattutto
militari, prestati dal beneficiario, tutto ci contribuisce bens
ad aumentare l'estensione delle grandi propriet e a concentrarne
una larga parte nelle mani di un numero relativamente piccolo di
signori laici ed ecclesiastici, ma non determina un mutamento
sostanziale nell'ordinamento economico della propriet stessa.
Signori laici, chiese, monasteri, quando pure si siano inseriti
nel sistema feudale, hanno ancora l'effettivo dominio economico
soltanto sulle corti del loro patrimonio, in cui si mantiene quasi
immutata la divisione ormai tradizionale fra terre tributarie o
massaricie e terre dominiche [...] in larga parte costituite da
pascoli o da foreste, e per il resto coltivate in piccola parte
col lavoro dei servi personali, di cui egli ancora dispone, oppure
-  e in misura molto maggiore  -  con le prestazioni d'opera dei
coloni, liberi o servi, che devono modesti censi in denaro e in
natura e sono obbligati a lavorare sulle terre del signore in
proporzioni che variano secondo la loro condizione personale o
secondo l'estensione del loro podere, da un numero illimitato di
opere ad arbitrio del signore, a tre o quattro giorni la
settimana, o ad un numero assai pi limitato di prestazioni nel
periodo del raccolto. [...].
   Nei documenti che si son conservati sulle grandi propriet di
molti ricchi monasteri e di qualche vescovato nel nono e decimo
secolo si trovano bens ricordi sicuri dell'esercizio di alcune
industrie nella corte del signore, e in qualche caso anche nelle
case coloniche: il famoso monastero bresciano di Santa Giulia, con
una propriet estremamente vasta, organizzata in 60 corti, con 74
schiavi addetti esclusivamente alla parte padronale, e 800
famiglie coloniche, produceva nelle sue corti, per mezzo di
schiavi maschi e femmine, panni rustici e altri tessuti, attrezzi
rurali e anche ferro greggio. Il monastero di Nonantola mandava
ogni anno dodici converse al monastero dipendente di San Michele
Arcangelo a Firenze, affinch vi cucissero camicie di lana e di
lino.
   Fra le prestazioni d'opera a cui sono obbligati i coloni se ne
incontrano alcune che riguardano servizi di trasporto da corte a
corte, spesso anche molto lontane, e forse anche dalle corti
dell'interno ai porti sul Po o sui suoi affluenti. A Pavia i
maggiori monasteri della Valle padana hanno, come si  visto, le
loro cellae situate, per la maggior parte, lungo le mura che
costeggiano il Ticino. Da tutto ci si pu trarre la conclusione
che alcuni dei maggiori monasteri potevano destinare al commercio
esterno una parte della loro produzione, eccedente il consumo dei
monaci e della popolazione vivente sulle loro terre.
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